Non si diventa cittadini consapevoli attraverso nozioni, tecniche, regole, norme, leggi.
E non si è adeguati alle richieste della società, lo si è in tutti gli ambiti, dalla scuola, al lavoro, alla guida, alla pratica di attività sportive, alla gestione dei rapporti con tutto ciò che è altro da sé, e si finisce per perdere il rapporto con ciò che dovrebbe essere una risorsa (gli altri) e diventa invece un nemico, un avversario, o nella migliore delle ipotesi qualcuno o qualcosa che è uno sfondo in una vicenda che è tutta personale.
Così, a scuola, si è “soli” davanti al compito, all’interrogazione, alla verifica, all’esame; un sistema aperto in cui qualcuno procede, qualcuno fatica, qualcuno abbandona o viene espulso dal contesto, e questo sarà spesso ciò che accadrà anche una volta approdati al mondo adulto.
Diventa abitudine e prassi il fatto che si perdano compagni di scuola, poi colleghi, poi semplicemente cittadini, perché la visione che passa è dell’individuo che deve cavarsela, anche a discapito “degli altri”, e al massimo, per fare gruppo, si costituiscono delle lobby che cercano di ottenere vantaggi, diritti, spesso privilegi.
Si passa gioco forza da una cultura di coppia (mors tua vita mea), ad una di gruppo, ma solo per convenienza o necessità, e quasi mai ad una visione più ampia, di organizzazione della quale tutti si fa parte, interconnessi.
E quando si entra a far parte di un contesto diverso (associazione, azienda…), non si è preparati a ciò che ci attende.

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