C’è un dato che poco per volta emerge, trasversale a tutti gli ambiti, la sicurezza.

Perché possiamo parlare di infortuni in ambito sportivo o lavorativo, di emergenze a bordo, della necessità di procedere verso obiettivi educativi, didattici, di efficienza ed efficacia in ambito aziendale, di reinserimento e di tutto quello che vi viene in mente, ma in ogni caso, in ogni ambito, qualunque sia l’obiettivo, la parola chiave è sicurezza.

Di solito, in Italia, si parla di sicurezza intendendo la gestione da un punto di vista tecnico e normativo di procedure volte ad minimizzare rischi per le persone, ma il concetto, in realtà, è molto più ampio.

La sicurezza in un’azienda è legata non solo a rischi fisici per il personale, ma anche alla gestione efficace di settori, ambiti, attività che vanno oltre il semplice accatastare corsi che non risolvono, dati alla mano, i problemi, ma che finiscono per diventare alibi normativi per diluire le responsabilità e dimostrare che si è in regola con le leggi.

Sicurezza è poter fare di tutto per garantire un’efficace gestione dei processi produttivi, educativi, formativi, e questo non avviene attraverso l’istruzione e l’addestramento, se non c’è educazione e formazione, perché occorre modificare gli atteggiamenti e non solo comportamenti prescrittivi per non incorrere in sanzioni.

Nella scuola, che dovrebbe formare cittadini consapevoli, assieme alle altre agenzie educative (famiglia, associazionismo, etc.), e non solo istruire e valutare nozioni attraverso voti, come in azienda, dove chi lavora dovrebbe essere consapevole e coinvolto e non solo incastrato in un ruolo tecnico che prevede istruzione, addestramento e rispetto di regole sotto minaccia di punizioni.


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