Ad esempio, per la nomina a Responsabile (collegiale o monocratico) del servizio di Safeguarding, è previsto che sia “competente” e “autonomo”, ma non sono indicate quali competenze siano necessarie, che devono essere evinte autonomamente da ognuno in relazione ai compiti che ricopre, il che lascia ovviamente un alto grado di discrezionalità e interpretazione.
Il che è “bello”, perché siamo tutti liberi di interpretare e strutturare, ma meno bello quando, sempre se e quando accadrà qualcosa, il giudice ci chiederà in base a quali requisiti abbiamo deciso che una persona potesse ricoprire un incarico così delicato (ma, in realtà, qualsiasi incarico per il quale non siano specificamente previsti requisiti di legge), e se risponderemo che la legge non lo indica, ci dirà che – sempre per l’immancabile norma del buon padre di famiglia – la diligenza dovuta in questo caso avrebbe dovuto guidarmi comunque a fare tutto il possibile per garantire la scelta di una persona che fosse in possesso della massima competenza possibile.
E alla nostra domanda su quale sia, questa competenza necessaria, invariabilmente la risposta sarà: quella che avrebbe impedito che succedesse quello che è successo.

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