Chiunque va per mare sa che non è mai possibili annullare completamente i rischi, e in generale il Rischio Zero non esiste. Possiamo e dobbiamo operare in modo da ridurre al minimo rischi e da minimizzare i possibili danni. I concetti di Prevenzione e Protezione.
Occorre anche poter dimostrare concretamente di averlo fatto, attraverso Informazione, Formazione e Addestramento (IFA), sia personali che riferiti ai membri dell’equipaggio.
Farlo dovendo tenere ben presenti complessità normative e possibili cortocircuiti legislativi è un ulteriore passo fondamentale, altrimenti buone prassi, azioni di prevenzione e protezione, norme e regole, rischiano semplicemente di non poter essere dimostrabili.
A titolo di esempio, come già accennato, non è obbligatorio indossare i DPI individuali o saper utilizzare i dispositivi di sicurezza, perché è richiesto solo di averli a bordo, così come non è obbligatorio redigere il giornale di bordo o pianificare la navigazione in maniera documentabile.
La logica non è quella di “prevedere tutto”, ma quella di “prevedere il possibile” (chiarendo, caso per caso, cosa sia “possibile” fare e cosa attiene alla sfera dell’imponderabile) e poter dimostrare di averlo fatto. Sempre a titolo di esempio, durante una navigazione notturna semplicemente non possiamo avere la certezza che potremo evitare una collisione con un oggetto alla deriva, e in questo caso, potendo operare entro certi limiti sulla prevenzione, occorre predisporre un piano di gestione delle possibili emergenze, attraverso le procedure IFA, la predisposizione di procedure e materiali, etc. Se nessuno esce dal pozzetto senza vincolarsi, con una lunghezza dell’ombelicale tale non consentire una caduta fuori bordo, nessuno cadrà in mare; un caso in cui la prevenzione gioca un ruolo fondamentale e possiamo avvicinarci al rischio zero, e che viene integrato dall’IFA relativa alle manovre di recupero del MOB.
In altri casi, occorre confrontarsi con le norme, e poter dimostrare che le azioni sono state motivate da una precisa analisi delle conseguenze possibili. La norma sui lavori in quota, applicata alla navigazione, consente all’armatore di salire oltre i due metri di altezza, e nel caso in cui sia impedito a farlo o valuti che sia fondamentale la propria presenza per il coordinamento dell’attività o per la gestione della procedura, non può delegare un membro dell’equipaggio, ma deve rivolgersi a personale specializzato. Se in navigazione, ad esempio, c’è un problema con la randa che non si riesce ad ammainare per un problema in testa d’albero, e non è possibile contare su personale specializzato, può rendersi necessario incaricare un membro dell’equipaggio, ma questo deve prevedere che la decisione sia frutto di una precisa valutazione della situazione in relazione a cinque parametri (Equipaggio, Contesto, Condizioni meteo marine, Barca, Comandante), che tutti siano in possesso di IFA relativa alla procedura, che sia stata verificato prima della partenza che non ci fossero problemi (drizza, carrocci, carrelli, etc.) e di averlo annotato sul giornale di bordo.

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