La mancanza di strutture non puramente gerarchiche incentrate su titoli, selezioni attraverso quiz, educazione e formazione “vera”, produce una scuola incentrata sull’istruzione e non sull’educazione, un mondo del lavoro arretrato e pericoloso, cittadini che non partecipano all’edificazione consapevole della società.
Nonostante riforme, leggi, sanzioni, corsi, il numero di infortuni e morti sul lavoro non cala da dieci anni, l’abbandono scolastico aumenta, l’analfabetismo funzionale coinvolge ampie fasce di popolazione, la partecipazione cala.
La definizione di “Cittadino” come “soggetto consapevole del proprio ruolo sociale, disponibile ad usare questo ruolo nel pieno controllo della interrelazione con ogni atto pubblico e privato”, prevede che le agenzie educative (scuola, famiglia, associazionismo) forniscano elementi e strumenti, sviluppino senso critico e capacità di analisi, e non solo regole, nozioni e sanzioni, che poi saranno la base sulla quale vengono edificate le scelte future.
Così, a dispetto degli EQF, della necessità di passare da modelli puramente accademici al Lifelong Lifewide Learning, attraverso il riconoscimento di apprendimenti non solo formali, ma anche non formali ed informali, l’OCSE ci dice che solo un quindicenne su venticinque raggiunge il livello 4 nelle soluzioni collaborative, e che il trentacinque per cento è sotto il livello 2, ovvero “in grado di portare a termine compiti di bassa complessità sia nel problema che nella collaborazione richiesta per risolverlo”; allargando lo sguardo, si trova in compagnia di altre 17,9 milioni di italiani fra sedici e sessantacinque anni che sono considerati analfabeti funzionali, ovvero persone che “non sono in grado di comprendere in toto la realtà che li circonda”.
E davvero si può pensare che siano sufficienti leggi, sanzioni, cartelli, team building, DVR, RSPP, HSE Manager, corsifici vari, mobility manager, per rendere il mondo del lavoro sicuro, partecipato, vissuto nel rispetto dell’interrelazione consapevole con “la realtà che ci circonda”?
Senza scomodare il modello Toyota o quello tedesco di cogestione dell’impresa, le scuole steineriane o il modello finlandese, basterebbe rileggersi Don Milani, Maria Montessori e Adriano Olivetti per trarne qualche spunto “interessante”.

Lascia un commento